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01 Giugno 2017
Fertilità maschile, ecco i cibi che aiutano a diventare papà

Fertilità maschile, ecco i cibi che aiutano a diventare papà

La dieta mediterranea favorisce il benessere sessuale e contribuisce ad avere spermatozoi sani e di qualità. A rivelarlo è uno studio presentato al congresso nazionale della Società Italiana di Andrologia (SIA), che si sofferma in particolare su alcuni cibi tipici della tradizione italiana.

Ecco alcuni degli alimenti consigliati dagli andrologi per chi vuole diventare padre:

  • I pomodori, ricchi di licopene, un antiossidante che favorisce la motilità degli spermatozoi;
  • L’olio extravergine d’oliva, che contiene antiossidanti importanti;
  • Il pesce, ottimo per gli acidi grassi omega-3, che migliorano la qualità del seme;
  • Gli ortaggi a foglia verde, che contengono le vitamine A e C e sono una valida fonte di acido folico, che serve a produrre spermatozoi sani;
  • Le carote, importanti per il beta-carotene, che ha un effetto protettivo per il seme;
  • Le uova, ricche di zinco, un minerale che impedisce l’agglutinazione degli spermatozoi;
  • I fagioli, che con il loro contenuto di zinco e acido folico contribuiscono a ridurre la tendenza degli spermatozoi ad agglutinarsi;
  • Gli agrumi, ottima fonte di antiossidanti, vitamina C e vitamina A;
  • La frutta secca, che oltre a fornire una buona quantità di zinco, contiene anche il coenzima Q10, un antiossidante particolarmente efficace.

Anche il caffè contribuisce a migliorare la fertilità maschile e a ridurre il rischio di disfunzione erettile. Secondo uno studio, da due a tre tazzine al giorno comportano una riduzione di un terzo del rischio rispetto a chi non beve caffè o ne beve più di tre tazze.

Alla dieta sana va associato inoltre l’esercizio fisico, che migliora la qualità dello sperma e favorisce l’erezione, aumentando il benessere sessuale maschile.

31 Maggio 2017
Problemi di colesterolo? Forse dormi troppo poco

Problemi di colesterolo? Forse dormi troppo poco

La mancanza di sonno influenza il metabolismo del colesterolo: la scoperta arriva dai ricercatori dell’Università di Helsinki.

“Abbiamo esaminato i cambiamenti causati dalla perdita di sonno sulle funzioni del corpo”, ha spiegato Vilma Aho, ricercatrice del Team Sleep Helsinki, “e quali di questi cambiamenti potrebbero essere parzialmente responsabile dell’elevato rischio di malattia”.

Dallo studio è emerso che le persone che soffrono di perdita di sonno hanno un numero inferiore di proteine del trasporto del colesterolo (lipoproteine ad alta densità - HDL), quindi i geni che regolano il trasporto del colesterolo risultano meno attivi.

“Lo studio sperimentale – continua la ricercatrice – ha dimostrato che solo una settimana di sonno insufficiente comincia a cambiare la risposta immunitaria del corpo e il metabolismo”.

Studi epidemiologici precedenti hanno già dimostrato che la mancanza di sonno non solo aumenta il rischio di contrarre malattie cardiovascolari, ma aumenta anche il rischio di morte per malattie cardiovascolari, nonché una mortalità più alta in un arco di tempo stabilito.

Inoltre, dormire poco può causare reazioni infiammatorie e incidere sul metabolismo dei carboidrati in modo simile al diabete di tipo 2.

Gli stessi ricercatori hanno dichiarato che l’educazione alla salute, oltre a raccomandare cibo sano ed esercizio fisico dovrebbe sollecitare a dedicare abbastanza tempo al riposo notturno.

30 Maggio 2017
Virus “buoni” per combattere il cancro: indirizzano il sistema immunitario contro il tumore

Virus “buoni” per combattere il cancro: indirizzano il sistema immunitario contro il tumore

E’ la nuova frontiera nella lotta contro il cancro: virus artificiali in grado di allertare il sistema immunitario e indirizzarlo verso le cellule tumorali con l’obiettivo di distruggerle.

A metterli a punto sono stati i ricercatori svizzeri delle Università di Ginevra e di Basilea. E’ la prima volta che si riesce a realizzare una terapia che oltre a stimolare il sistema immunitario sia capace di dirigere le difese in modo da colpire esclusivamente il tumore.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, è stato condotto dal team di Doron Merkler e Daniel Pinschewer.

I ricercatori si sono basati sui virus della Coriomeningite linfocitaria, una malattia virale dei roditori che può colpire anche l'uomo. All’interno dei virus artificiali hanno inserito delle proteine tipiche delle cellule tumorali, così che il sistema immunitario ha potuto riconoscerle come pericolose e moltiplicare le difese.

L’organismo crea in questo modo un esercito di linfociti T, cellule killer che riescono ad identificare e aggredire il tumore, un obiettivo che finora non era stato mai raggiunto.

29 Maggio 2017
Obesità, sotto accusa la luce artificiale notturna: fa ingrassare come cibo spazzatura

Obesità, sotto accusa la luce artificiale notturna: fa ingrassare come cibo spazzatura

Esiste una correlazione fra la luce artificiale notturna e il sovrappeso: a testimoniarlo, c’è uno studio dell’Università di Haifa pubblicato sull’International Journal of Obesity.

L’analisi dei ricercatori israeliani si fonda sullo studio delle immagini satellitari militari degli Stati Uniti che mostrano le varie zone del mondo illuminate nelle ore notturne. Incrociando queste immagini con i dati sulla prevalenza di sovrappeso forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta che laddove l’esposizione alle luci artificiali è maggiore, vi sono anche i più alti tassi di incidenza dell’obesità.

Sono in particolare i luoghi in cui l’illuminazione artificiale viene mantenuta accesa per tutta la notte, quelli che secondo lo studio contribuiscono all’aumento eccessivo di peso al pari di quell’alimentazione ricca di grassi definita notoriamente come cibo spazzatura.

Lo studio, precisano i ricercatori, non prova che siano proprio le luci di lampadine, insegne, televisori o altro ad incidere, ma stabiliscono una correlazione importante, in quanto le luci influirebbero sulla produzione della melatonina, un ormone che aiuta a regolare i cicli del sonno.

N.A. Rybnikova, che ha diretto lo studio, ha inoltre evidenziato che "a causa della luce artificiale notturna, si mangia spesso nel momento sbagliato, cioè dopo il tramonto naturale, quando i processi metabolici rallentano".

La luce artificiale notturna accresce inoltre gli effetti negativi del “social jet lag”, un fenomeno moderno che consiste essenzialmente nello scombussolare i ritmi circadiani del corpo a causa della perdita di importanti ore di sonno per lavorare, studiare o anche per divertirsi. Cattive abitudini che possono tradursi in disturbi del sonno e del metabolismo.

28 Maggio 2017
Cancro, attenzione alle piastrine alte: potrebbero essere la spia di un tumore

Cancro, attenzione alle piastrine alte: potrebbero essere la spia di un tumore

Alti livelli di piastrine nel sangue (trombocitosi) possono indicare la presenza di un tumore. A rivelarlo è uno studio condotto dagli esperti dell’Università dell’Exeter Medical School, il primo ad aver approfondito il legame tra cancro e trombocitosi.

Dallo studio, effettuato su 40.000 cartelle cliniche, è emerso infatti che nell’oltre 11% degli uomini e nel 6% delle donne che presentavano la conta piastrinica alta, è stato diagnosticato un tumore entro un anno. La media nella popolazione generale è invece dell’1%.

Nello specifico, le neoplasie più diagnosticate sono risultate il tumore al polmone e al colon retto. In un terzo dei casi non sono stati rilevati altri sintomi.

Successivamente, i ricercatori hanno confrontato i record dei pazienti di età superiore a 40 anni e analizzato 30.000 pazienti con trombocitosi e 8.000 con conta piastrinica normale. Hanno così potuto stimare che se circa il 5% dei pazienti con cancro presenta trombocitosi prima della diagnosi di tumore, potenzialmente ad un terzo di essi la neoplasia potrebbe essere diagnosticata con almeno tre mesi di anticipo.

Questo studio, pubblicato sul British Journal of General Practice, suggerisce dunque di considerare la trombocitosi come un marker importante per la diagnosi precoce del tumore.

27 Maggio 2017
Dieta, svelato il segreto dell’effetto yo-yo: colpa dei batteri intestinali

Dieta, svelato il segreto dell’effetto yo-yo: colpa dei batteri intestinali

Riprendere i chili persi dopo una lunga e faticosa dieta è un evento tutt’altro che raro: finora si pensava fosse colpa dei cosiddetti “sabotatori interni”, come il desiderio di trasgredire alla severità del regime alimentare a cui ci si è sottoposti per tanto tempo o di tornare alle cattive abitudini precedenti alla dieta.

Un team di ricercatori tedeschi ha scoperto che il cosiddetto “effetto yo-yo” o “effetto fisarmonica”, cioè il rapido aumento di peso subito dopo la dieta, potrebbe essere causato invece dai batteri presenti nell’intestino.

Per la precisione, è la composizione variegata della flora intestinale ad essere migliore quando si segue un regime alimentare corretto, mentre tale varietà viene a ridursi quando ci si lascia andare ad abitudini alimentari errate.

I ricercatori dell’University Hospital Schleswig Holstein di Kiel hanno presentato al meeting della European Society of Endocrinology uno studio effettuato su 18 adulti affetti da obesità che per tre mesi hanno seguito una dieta da 800 calorie al giorno e successivamente un regime alimentare di mantenimento.

In entrambe le fasi sono state misurate la sensibilità all'insulina, l'attività dei batteri intestinali e la loro composizione.

I risultati, comparati con quelli di un gruppo di controllo composto da 13 adulti obesi e 13 peso forma, hanno dimostrato che durante la dieta la flora batterica era maggiormente diversificata, mentre la diversità dei batteri non veniva mantenuta durante il regime di contenimento, la fase più importante in cui si rischia appunto di ingrassare nuovamente.

26 Maggio 2017
Diabete, uomo e donna colpiti in modo diverso: scopri le differenze

Diabete, uomo e donna colpiti in modo diverso: scopri le differenze

Il diabete è una malattia metabolica cronica, caratterizzata da un’eccessiva presenza di glucosio nel sangue e causata dalla mancata produzione o dall’errato funzionamento dell’insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio e ne consente l’utilizzo da parte dell’organismo.

Secondo le stime della Società Italiana di Diabetologia (SID), attualmente vi sono quasi 4 milioni di italiani affetti da diabete, cui va aggiunto oltre un milione di diabetici “inconsapevoli”, ai quali la malattia non è ancora stata diagnosticata.

In un documento ufficiale recentemente presentato dalla SID al convegno nazionale “Panorama Diabete”, i diabetologi focalizzano l’attenzione sulle diverse modalità in cui il diabete si manifesta in uomini e donne.

Differenti sono gli effetti della malattia, così come i rischi di complicanze, i trattamenti farmacologici e la risposta stessa alle terapie.

Rispetto agli uomini affetti da diabete di tipo 2, le donne diabetiche presentano un profilo di rischio cardiovascolare più alto: il rischio di coronaropatia nelle donne diabetiche aumenta del ben 44%, mentre il rischio di ictus e trombosi, a causa di una maggiore tendenza alla coagulazione del sangue, aumenta del 27%.

Nelle donne diabetiche sale anche la probabilità di subire un attacco cardiaco in età precoce e quella di prognosi più critiche rispetto agli uomini affetti dalla stessa patologia.

I diabetologi del SID lanciano l’allarme anche per la disparità di genere nelle terapie prescritte: determinati farmaci come betabloccanti e statine vengono prescritte alle donne con minore frequenza. Va inoltre tenuto conto che le aspirine, impiegate come anti-aggreganti, nelle donne diabetiche possono non avere la stessa efficacia che per gli uomini.

Per quanto riguarda la retinopatia, una serie di studi lascia pensare che il rischio di retinopatia diabetica sia maggiore negli uomini, probabilmente del doppio rispetto alle donne diabetiche, anche su questo dato non tutti gli esperti risultano concordi.

Per entrambi i sessi sussiste il rischio di complicanze legate ai reni e ai nervi, anche se nefropatia diabetica e neuropatia diabetica colpiscono uomini e donne in maniera differente.

Negli uomini la neuropatia è più frequente e insorge più precocemente, evolvendosi spesso nel piede diabetico e nella necessità di amputazione. Nelle donne, invece, è più frequente la neuropatia sintomatica. Inoltre, nelle donne risulta più elevata la mortalità associata alle amputazioni.

25 Maggio 2017
Alimentazione, sì al sugo con soffritto di cipolla e aglio: fa bene al cuore

Alimentazione, sì al sugo con soffritto di cipolla e aglio: fa bene al cuore

Gli ingredienti del sugo al pomodoro, il condimento mediterraneo per eccellenza, hanno effetti protettivi per la salute cardiovascolare. A rivelarlo è uno studio spagnolo apparso sulla rivista Food Research International.

Il sugo, per dare il massimo del beneficio, deve essere fatto con un soffritto di cipolla e aglio in olio extravergine d’oliva, e la salsa di pomodoro va fatta cuocere circa un’ora.

L’effetto positivo del sugo sul cuore è dovuto alla sinergia fra tutti gli ingredienti, ma giocano un ruolo importante anche i tempi di cottura. Infatti la cottura lunga contribuisce a liberare le molecole antiossidanti presenti nella cipolla, nell’aglio e nel pomodoro. Il calore intenso aumenta la biodisponibilità del licopene, l’antiossidante contenuto nel pomodoro, trasformando le molecole in isomeri, una forma diversa che le rende più attive e facilmente assorbibili dall’organismo umano.

Secondo una ricerca del 2008, in chi assume salsa di pomodoro cotta ad alta temperatura si può rilevare una concentrazione di licopene nel sangue del 55% in più rispetto a quella ottenibile consumando passata di pomodoro non cucinata.

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