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09 Giugno 2017
Alimentazione, scopri quali sono i cibi più ricchi di ferro

Alimentazione, scopri quali sono i cibi più ricchi di ferro

Il ferro è uno degli oligoelementi essenziali più importanti per la salute del nostro organismo: la carenza di ferro può causare danni più o meno gravi fra cui astenia, affaticamento, anemia sideropenica e facilità a contrarre infezioni.

Per conoscere quali cibi forniscono una quantità di ferro sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero, non ci si può limitare alle tabelle: occorre sapere infatti che non tutto il ferro contenuto in un alimento può essere assorbito dall’organismo. La biodisponibilità, cioè la percentuale di ferro assimilabile, varia infatti a seconda degli alimenti.

In generale, si può dire che i cibi di origine animale contengono ferro eme, che viene assorbito dall’organismo abbastanza rapidamente e in quantità maggiori (10-35%), mentre i cibi di origine vegetale e i prodotti fortificati contengono ferro non eme, più difficile e lento da assorbire (2-10%).

Gli alimenti più ricchi di ferro sono il fegato (specialmente il foie gras), la carne rossa (soprattutto la carne di cavallo), le cozze, le ostriche e le vongole, i calamari e il pesce azzurro.

Fra i vegetali, offrono una buona quantità di ferro i legumi, le verdure a foglia verde, i broccoli e i fagiolini verdi cotti. Meno indicati sono invece gli spinaci, anche se vengono spesso associati ad un alto contenuto di ferro: la presenza degli ossalati di calcio, infatti ne impedisce l’assorbimento da parte dell’organismo.

Per migliorare l’assorbimento del ferro contenuto negli alimenti di origine vegetale, si possono associare questi ultimi a cibi ricchi di vitamina C e betacarotene, sostanze in grado di massimizzare l’assimilazione del ferro.

08 Giugno 2017
La diagnosi della malattia di Parkinson la fa l’orologio da polso

La diagnosi della malattia di Parkinson la fa l’orologio da polso

E’ un orologio da polso il nuovo dispositivo per la diagnosi della malattia di Parkinson nato da un progetto dell’Università Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con l’Università di Oxford.

Attualmente, il metodo diagnostico per determinare se una persona è affetta dalla malattia di Parkinson si basa fondamentalmente sull’analisi della storia clinica e l’esame neurologico. Esiste inoltre un esame diagnostico chiamato Spect cerebrale che serve a distinguere se si tratta effettivamente di Parkinson o di tremore essenziale, una patologia non progressiva che si cura in modo differente. La Spect cerebrale utilizza un tracciante radio-nucleare dannoso per la salute, mentre l’orologio da polso messo a punto dai ricercatori guidati dal neurologo Lazzaro Di Biase non è invasivo e ha un’accuratezza vicina al 92%.

Il nuovo dispositivo si basa su un algoritmo altamente sofisticato in grado analizzare il tremore e predire in maniera automatica la diagnosi del paziente. L’orologio mediante la tecnologia laser può registrare inoltre la velocità di movimento del dito sul quale va applicata della carta riflettente.

L’orologio “rivela-Parkinson” impiega circa 10 secondi per eseguire il test e gli ideatori prevedono che in futuro potrà arrivare ad acquisire un’accuratezza del 99%.

I risultati dello studio, relativi ad un ampio numero di pazienti, sono stati pubblicati sulla rivista Brain e presentati al congresso internazionale sulla malattia di Parkinson a Vancouver.

Il dispositivo, già brevettato, potrà essere presto impiegato negli studi medici e a domicilio.
07 Giugno 2017
Individuato l’ormone che ci fa invecchiare, si neutralizza con lo sport

Individuato l’ormone che ci fa invecchiare, si neutralizza con lo sport

Si deve a ricercatori italiani la scoperta dell’ormone dell’invecchiamento e di come limitarne i danni. Gli esperti dell’Istituto veneto di medicina molecolare (VIMM) e dell’Università di Padova hanno infatti individuato nell’attività fisica la chiave per inibire la produzione dell’ormone e prevenire l’invecchiamento.

Dalla ricerca, pubblicata su Cell Metabolism, si evince che la causa dell’invecchiamento è la produzione dell’ormone FGF21, che prima si pensava fosse prodotto esclusivamente dal fegato e dal grasso e che svolgesse un’azione fondamentalmente benefica favorendo il metabolismo dei lipidi e degli zuccheri.

I ricercatori del VIMM e dell’Università di Padova hanno invece scoperto che l’FGF21 è prodotto anche dai muscoli e che se ne trovano valori elevati negli anziani sedentari, mentre sono molto bassi in quelli che fanno sport.

Quando l’ormone viene prodotto dai muscoli, invia un segnale a tutto l’organismo, attivandone di fatto l’invecchiamento. Se i livelli di FGF21 restano alti per lungo tempo, l’organismo risponde con un’infiammazione generalizzata, inizia a perdere neuroni e dà inizio all’invecchiamento della pelle, del fegato e dell’intestino.

I ricercatori hanno verificato che bloccando la produzione dell’ormone, si può interrompere il processo di invecchiamento.

Il prossimo passo sarà ora mettere a punto dei farmaci per inibire la produzione dell’FGF21 per chi è impossibilitato a farlo mediante lo sport e l’esercizio fisico.

06 Giugno 2017
Sindrome da apnea notturna, arriva il cerotto per diagnosticarla e stabilire se è grave

Sindrome da apnea notturna, arriva il cerotto per diagnosticarla e stabilire se è grave

La sindrome da apnee notturne è un disturbo piuttosto comune, che sembra innocuo ma in realtà si ripercuote sulla salute generale di chi ne è affetto causando fra l’altro cefalea mattutina, irritabilità, ansia, riduzione o perdita dei riflessi e altri sintomi di tipo neurologico. Nel lungo periodo, inoltre, si possono manifestare gravi patologie a carico dell’apparato respiratorio e di quello cardiaco, come ipertensione, aritmie, infarto e ictus.

E’ stato stimato che almeno una persona su quattro fra gli uomini di mezza età soffre di apnee notturne, ma solo il 17% di chi ne è affetto ne è consapevole.

Attualmente, per diagnosticare la sindrome da apnea notturna occorre sottoporsi ad una polisonnografia, una registrazione simultanea di vari parametri fisiologici che dura tutta la notte, ma anche se esistono dispositivi da utilizzare a domicilio, questi si rivelano difficili da usare e disturbano il sonno del paziente.

Un recente studio clinico, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Sleep, ha evidenziato l’efficacia di un nuovo cerotto in grado di registrare la pressione nasale, il tempo di sonno, la saturazione dell'ossigeno del sangue, lo sforzo respiratorio e la posizione del corpo.

Pratico ed economico, il cerotto ha ottenuto un tasso di coincidenza tra la diagnosi effettuata e quella ottenuta mediante la polisonnografia del 87,4%.

Il nuovo dispositivo è ora in attesa di ottenere l’approvazione dell’American Food and Drug Administration.

05 Giugno 2017
Cenare a lume di candela fa ingrassare, studio americano svela perché

Cenare a lume di candela fa ingrassare, studio americano svela perché

Si fanno tanti sacrifici per perdere peso e restare in forma e ora si scopre di dover stare in guardia da un nemico insospettabile per la dieta: secondo recenti studi, le romantiche cene a lume di candela infatti possono portare a consumare fino al 39% di calorie in più.

I ricercatori dell’University of South Florida hanno esaminato le scelte alimentari di 160 clienti di ristoranti appartenenti a 4 diverse catene e hanno scoperto che coloro che sedevano in locali ben illuminati erano più inclini a scegliere piatti salutari come pesce alla griglia, carne bianca e verdure, mentre quelli che sedevano in locali con luce soffusa, si dimostravano meno attenti alla salute, indulgendo in fritture e dolci.

I risultati di questa ricerca, pubblicata sul Journal of Marketing Research, sono stati confermati anche da ulteriori studi condotti su 700 studenti di college.

Secondo gli esperti, il motivo per cui mangiare in una stanza meglio illuminata porta a fare scelte del 16-24% più salutari rispetto ai locali a lume di candela sta nel fatto che la luce acuisce il nostro senso di allerta.

Le cenette romantiche però hanno anche un lato positivo, ha spiegato Brian Wansink, coautore dello studio e direttore del Cornell Food and Brand Lab: consentono infatti di apprezzare di più il cibo e assaporarlo masticando lentamente, un procedimento spesso consigliato da molti nutrizionisti.

04 Giugno 2017
Il caffè protegge dal cancro al fegato: con 5 tazze al giorno, rischio dimezzato

Il caffè protegge dal cancro al fegato: con 5 tazze al giorno, rischio dimezzato

Secondo uno studio recente, bere caffè potrebbe servire a prevenire il tumore al fegato. Con una sola tazza, il rischio di ammalarsi si riduce del 20%, con due del 35% e con 5 caffè al giorno il rischio arriva a dimezzarsi.

La ricerca, pubblicata su Bmj Open, è stata condotta dal dottor Oliver Kennedy, dell'University of Southampton (UK). Insieme al suo team di ricercatori, Kennedy ha analizzato i dati di 26 studi precedenti, per un totale di 2,25 milioni di partecipanti.

“Non stiamo suggerendo che tutti dovrebbero iniziare a bere cinque tazze di caffè al giorno”, ha precisato il dottor Kennedy, “occorrono più indagini su potenziali rischi dell'assunzione di alte dosi di caffeina, e ci sono già evidenze che questo debba essere evitato in alcuni gruppi, come le donne incinte”.

La scoperta è tuttavia molto interessante perché rappresenta un passo avanti nella lotta contro il carcinoma epatocellulare, comunemente conosciuto come cancro al fegato, una patologia i cui casi sono sempre più diffusi a livello globale.

03 Giugno 2017
Dall’effetto dimagrante a quello antinfiammatorio, tutti i benefici della cannella

Dall’effetto dimagrante a quello antinfiammatorio, tutti i benefici della cannella

Oltre ad essere versatile e profumata in cucina, la cannella è una spezia ricca di principi attivi dagli effetti interessanti. In particolare, uno studio recente ha dimostrato che integrare la cannella nella dieta quotidiana contribuisce a ridurre il grasso corporeo, specialmente quello che tende ad accumularsi sulla pancia.

Lo studio preliminare, condotto dalla OmniActive Health Technologies Inc, è stato effettuato su animali e apre la strada allo sviluppo di un integratore a base di cannella per chi ha necessità di dimagrire.

La cannella infatti, oltre ad agire sui trigliceridi, interviene anche positivamente per ridurre il colesterolo LDL, anche noto come colesterolo cattivo. Ha inoltre proprietà antibatteriche tali da essere considerata un antibiotico naturale utile contro le infezioni da funghi, compresa la Candida.

La cannella, usata in polvere o a bastoncino, è anche indicata per chi soffre di diabete di tipo 2, in quanto svolge un’azione regolatrice sugli zuccheri presenti nel sangue e contribuisce a mantenere sotto controllo la glicemia.

Ha inoltre doti antinfiammatorie e antidolorifiche, che la rendono un buon rimedio naturale per prevenire il raffreddore, per alleviare i sintomi della sindrome premestruale e i crampi allo stomaco in genere, nonché per i dolori derivanti dall’artrite.

Introdurre un po’ di cannella nella dieta quotidiana può inoltre aiutare a migliorare la digestione e apportare sostanze nutritive importanti come le vitamine A, C e K, alcune vitamine del gruppo B e diversi antiossidanti.

02 Giugno 2017
Bere birra fa bene, una pinta al giorno previene le malattie cardiache

Bere birra fa bene, una pinta al giorno previene le malattie cardiache

Chi ama la birra ne sarà felice: un team di esperti internazionali ha analizzato oltre 150 studi sugli effetti della bevanda più famosa del mondo, concludendo che berne una modica quantità al giorno potrebbe ridurre il rischio di disturbi cardiaci fino al 25%.

Nello specifico, secondo i ricercatori dell'Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (Isernia), la quantità raccomandata sarebbe di due pinte da 0,662 litri per gli uomini e una per le donne, purché assunte nell’ambito di uno stile di vita sano, che preveda anche una corretta alimentazione e una moderata attività fisica.

"A meno di non essere in presenza di un alto rischio di tumori collegati all'alcol nei casi di dipendenza da alcol”, hanno spiegato gli autori, “non c'è motivo per scoraggiare gli adulti sani che consumano moderatamente birra dal continuare a farlo”.

Una quantità di birra corrispondente a una lattina al giorno o poco più, infatti, non comporta un aumento del rischio di sviluppare cancro, demenza e altre malattie, mentre i suoi effetti benefici si possono oggi associare a quelli del vino.

I ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed hanno prodotto un documento di consenso internazionale, firmato dai tanti esperti italiani e stranieri, che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Deseases.

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