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17 Giugno 2017
Alimentazione, come utilizzare i semi di lino ricchi di Omega-3

Alimentazione, come utilizzare i semi di lino ricchi di Omega-3

I semi di lino rappresentano una delle migliori fonti vegetali di acidi grassi Omega 3 e contribuiscono alla salute di cuore, arterie e sistema nervoso. Inoltre, rispetto alle altre fonti di acidi grassi essenziali, consentono di seguire una dieta bilanciata rispettando il giusto rapporto fra le quantità di Omega 3 e Omega 6 che dovrebbero essere assunte dal nostro organismo.

Per mantenere intatte le loro caratteristiche, i semi di lino vanno consumati crudi. La soluzione migliore è quella di macinarli al momento e spolverizzare le pietanze con uno o due cucchiaini.

I semi di lino macinati possono arricchire zuppe, minestre e insalate, ma si abbinano anche molto bene con le verdure, sia crude che cotte. In ogni caso, i semi di lino macinati andrebbero preferibilmente spolverizzati sul cibo a fine cottura.

Lo stesso principio vale per l’olio di semi di lino, un alimento particolarmente delicato che andrebbe sempre utilizzato a crudo per condire insalate, verdure grigliate o cotte la vapore, pietanze a base di legumi e cereali.

Un altro metodo per mangiare i semi di lino è quello di mescolarli a creme e yogurt, o in alternativa a frullati di frutta e bevande centrifugate.

16 Giugno 2017
Gamberi: salutari, ma non per tutti. Ecco quando è meglio non mangiarli

Gamberi: salutari, ma non per tutti. Ecco quando è meglio non mangiarli

Ipocalorici e ricchi di importanti sostanze nutritive, i gamberi sono un alimento perfetto per la dieta di chi vuole dimagrire, e non solo. Questi crostacei offrono infatti un valido apporto di acidi grassi Omega 3 e Omega 6, spesso definiti “grassi buoni”, in quanto invece di accumularsi nel sangue, contribuiscono a eliminare i trigliceridi, per una migliore circolazione sanguigna e la salute delle arterie in generale.

Gamberi, gamberetti e gamberoni hanno tutti valori nutrizionali simili: contengono soprattutto proteine e sali minerali quali calcio, potassio, magnesio, fosforo e ferro.

Cento grammi di gamberi freschi equivalgono a 71 Kcal, mentre surgelati si sale leggermente a 85 kcal, che rispetto alle altre fonti di proteine come le carni rosse e bianche, è veramente pochissimo.

Ma i gamberi non sono un alimento adatto a tutti, in primo luogo perché hanno un elevato contenuto di colesterolo e di sodio.

Sono quindi controindicati per chi soffre di ipercolesterolemia e sindrome metabolica, o comunque quando il livello di colesterolo nel sangue risulta già alto.

Anche chi soffre di pressione alta farebbe bene a non esagerare con il consumo di gamberi a causa del sodio, che favorisce la ritenzione idrica e può contribuire ad aumentare la pressione esercitata dal sangue sui vasi sanguigni.

Infine, i gamberi sono considerati un alimento allergenico, che può cioè scatenare reazioni allergiche in soggetti predisposti. Per questo motivo è seriamente sconsigliato somministrare gamberi e crostacei in genere a bambini al di sotto dei due anni di vita.

15 Giugno 2017
Tanti tatuaggi fanno bene al sistema immunitario

Tanti tatuaggi fanno bene al sistema immunitario

Quando ci si tatua per la prima volta, il corpo viene sottoposto ad uno stress: il tattoo viene percepito come un danno ai tessuti molli e le difese immunitarie si abbassano temporaneamente.

Farsi invece più di un tatuaggio rafforza il sistema immunitario. E’ questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori della University of Alabama, che hanno analizzato i campioni di saliva di 29 soggetti, prima e dopo essersi fatti tatuare.

Le persone con molti tatuaggi risultavano avere livelli più alti di immunoglobulina A, un anticorpo coinvolto nella risposta immunitaria del corpo umano.

Tatuarsi da capo a piedi, quindi, comporterebbe un beneficio per il proprio sistema immunitario, che sarebbe più preparato ad affrontare i fattori di stress legati ai danni dei tessuti connettivi.

Lo studio è stato pubblicato sull’American Journal of Human Biology. Uno degli autori è l’antropologo Christopher Lynn, il quale spiega: "Tatuarsi può stimolare il sistema immunitario in un modo molto simile alla vaccinazione e far sì che il corpo diventi meno suscettibile a future infiltrazioni patogene".

La ricerca è stata compiuta su un campione troppo ristretto per essere considerata significativa, ma offre un ottimo spunto di riflessione sul senso antropologico del tatuaggio, non più inteso solo come una tendenza neotribale o dettata dalla moda, ma anche come un potenziale beneficio per il nostro organismo.

14 Giugno 2017
Due pere al giorno per migliorare la pressione sanguigna

Due pere al giorno per migliorare la pressione sanguigna

Il consumo regolare di pere favorisce la funzione vascolare e contribuisce ad abbassare la pressione del sangue: sono i risultati preliminari di uno studio statunitense che si proponeva di studiarne gli effetti antipertensivi nelle persone di mezza età affette da sindrome metabolica, cioè ad alto rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

Lo studio clinico randomizzato è stato effettuato su cinquanta persone con sindrome metabolica fra i 45 e i 65 anni ad alcune delle quali sono state assegnate due pere medie al giorno, mentre ad altre è stato somministrato il placebo.

Dopo 12 settimane la pressione sanguigna dei partecipanti che consumavano pere risultava significativamente più bassa rispetto ai livelli di base, mentre non si evidenziavano cambiamenti in chi assumeva placebo.

Ricca di antiossidanti, flavonoidi e fibre alimentari e priva invece di colesterolo e grassi, una pera di medie dimensioni contiene circa 100 calorie e fornisce il 12% del fabbisogno giornaliero di vitamina C e circa il 24% di fibre.

Il consumo regolare di pere può favorire la perdita di peso perché le fibre danno un senso di sazietà, inoltre mangiare cibi ricchi di fibre come le pere riduce il rischio di sviluppare tumori, ipertensione, diabete e malattie cardiache, mentre serve a migliorare la motilità intestinale, previene la stitichezza e aiuta a mantenere efficiente l’apparato digerente.

13 Giugno 2017
Estratto d’aglio, un rimedio efficace contro le infezioni delle vie urinarie

Estratto d’aglio, un rimedio efficace contro le infezioni delle vie urinarie

Tradizionalmente usato come rimedio naturale dalle nostre bisnonne e già noto alla scienza per le sue qualità benefiche, l’aglio conferma ancora una volta di possedere interessantiproprietà curative.

Uno studio recente, effettuato dai ricercatori dell’Istituto Birla di Scienze e Tecnologie in India, ha verificato gli effetti dell’estratto grezzo di aglio sui ceppi più resistenti dei batteri patogeni delle infezioni delle vie urinarie.

Le infezioni del tratto urinario vengono trattate con terapie antibiotiche che costano ogni anno miliardi di dollari e non sempre si rivelano efficaci. Si sta sviluppando infatti una certa resistenza agli antibiotici, per cui occorre cercare nuovi farmaci, anche ricorrendo all’aiuto di erbe e prodotti naturali.

I ricercatori indiani hanno scoperto che su 166 ceppi di batteri di persone colpite da infezioni alle vie urinarie, il 56% si dimostrava resistente agli antibiotici, ma circa l’82% di questi era invece sensibile all’estratto di aglio.

Si tratta del primo studio che impiega l’estratto grezzo di Allium Sativum e ne prova l’attività antibatterica: occorreranno adesso altri test e sperimentazioni prima di arrivare ad un farmaco per l’uomo.

Intanto l’aglio è già usato in naturopatia per rinforzare il sistema immunitario, mantenere sotto controllo la pressione sanguigna, abbassare il tasso di colesterolo e coadiuvare nella prevenzione della formazione dei trombi.

12 Giugno 2017
E’ proprio vero, le carni lavorate aumentano il rischio di tumore: le nuove prove

E’ proprio vero, le carni lavorate aumentano il rischio di tumore: le nuove prove

La carne rossa fa male, specialmente quella lavorata e quella conservata sotto sale: una nuova conferma è giunta questa volta dall’American Institute for Cancer Research e World Cancer Research Fund, che ha riunito 89 studi precedenti, per analizzare i dati di 17,5 milioni di adulti, di cui 77mila malati di cancro allo stomaco per ricercare i fattori di rischio dei tumori.

Le probabilità di venire colpiti da un cancro allo stomaco aumentano per chi consuma tre porzioni di alcool al giorno, per chi mangia 50 grammi di carni lavorate e cibi conservati con il sale.

"Abbiamo trovato anche segni – hanno spiegato gli autori – che consumare carne e pesce grigliati possa contribuire al rischio, mentre il consumo di frutta, specie di agrumi, può prevenirlo.”

Scopriamo inoltre che anche il peso corporeo ha una sua importanza: il rischio aumenta del 23% ogni 5 unità di indice di massa corporea.

“I consigli sono di seguire le raccomandazioni per la prevenzione dei tumori in generale. Limitare il consumo di alcol, massimo due drink al giorno per gli uomini e uno per le donne. Avere una dieta basata sulle verdure e la frutta, evitando la carne lavorata. Mantenere il peso in un range normale".

11 Giugno 2017
Scoperta la causa della forfora, in arrivo balsami e yogurt come cura

Scoperta la causa della forfora, in arrivo balsami e yogurt come cura

Per eliminare la forfora, quella fastidiosa e antiestetica polvere bianca che talvolta si nota fra i capelli e sui vestiti, molte persone acquistano costosi shampoo dalle più svariate formule.

Di questi prodotti antiforfora, alcuni si rivelano più efficaci di altri, ma finora l’esatta origine di questo disturbo del cuoio capelluto non si conosceva.

La ricerca scientifica aveva associato la causa della forfora alla presenza di due lieviti della stessa famiglia, la Malassezia furfur e la Malassezia globosa, che proliferano sulla cute nutrendosi degli acidi grassi del sebo e causando alterazioni cutanee come la desquamazione del cuoio capelluto.

Oggi tuttavia, uno studio pubblicato su Scientific Reports, ha messo in discussione questa credenza, dimostrando che la forfora non trae origine dall’azione di un fungo, bensì dallo squilibrio che viene a crearsi fra due batteri, il Propionibacterium e lo Staphylococcus.

Questi due ceppi batterici concorrono entrambi alla colonizzazione naturale del cuoio capelluto degli esseri umani.

Il team di ricerca della Shanghai Jiao Tong University, ha isolato un gran numero di variabili nell’ecosistema del cuoio capelluto proprio per verificare in che modo esse interagiscano.

“In generale”, hanno concluso i ricercatori, “i funghi non hanno mostrato un ruolo importante nella gravità della forfora, mentre il rapporto tra i batteri e forfora era significativamente forte”.

La presenza di particelle bianche infatti era maggiore quando uno dei due batteri cercava di prevalere sull’altro.

Per eliminare la forfora occorrerà dunque mettere a punto dei prodotti che mirino a ristabilire l’equilibrio dei batteri sul cuoio capelluto.

Già nel 2013 uno studio ha dimostrato l’efficacia di un particolare tipo di yoghurt nella protezione della cute dalla proliferazione dello Staffilococcus aureus.

E’ molto probabile quindi che invece degli shampoo antiforfora, ben presto ci troveremo a far uso di balsami e yogurt per i nostri capelli.

10 Giugno 2017
Melanoma: asportare i linfonodi non aumenta la sopravvivenza, meglio l’osservazione

Melanoma: asportare i linfonodi non aumenta la sopravvivenza, meglio l’osservazione

Togliere i linfonodi vicini al melanoma non serve a nulla, anzi aumenta il rischio di eventi avversi. E’ questa la conclusione cui è giunto uno studio internazionale che ha coinvolto anche l’Istituto Pascale di Napoli, pubblicato sul New England Journal of Medicine.

La ricerca ha preso in considerazione i casi di circa 2mila pazienti affetti da melanoma, con linfonodo sentinella positivo.

Quando la biopsia del linfonodo sentinella risulta positiva significa che le cellule tumorali sono migrate e possono essersi diffuse nei linfonodi vicini, chiamati anche linfonodi regionali.

Attualmente si usa asportare i linfonodi vicini al melanoma per evitare l’espansione della malattia, ma questo studio segnala che questa pratica non aumenta la sopravvivenza del paziente, ma lo espone ad un rischio maggiore per via degli effetti collaterali.

I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in due gruppi: uno trattato con la procedura tradizionale, che prevede appunto al rimozione dei linfonodi circostanti, l’altro senza asportazione. I pazienti del secondo gruppo sono stati monitorati con un’ecografia ogni sei mesi e si è proceduto alla rimozione solo in caso di esito positivo.

Si è appurato in questo modo che solo nel 15% dei casi si presenta la reale necessità di asportare tutti i linfonodi vicini. Il tasso di sopravvivenza, inoltre, si è rivelato lo stesso, ma nel primo gruppo si è verificato un numero più alto di eventi avversi.

Per il paziente affetto da melanoma, questo significa non doversi sottoporre ad un intervento invasivo, che comporta conseguenze estetiche e psicologiche, oltre al rischio di effetti collaterali.

I ricercatori dovranno ora appurare se lo stesso principio si possa applicare anche ad altre tipologie di tumore, come ad esempio il cancro al seno, per il quale si utilizza ad oggi la medesima procedura che prevede l’asportazione dei linfonodi regionali a scopo preventivo.

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