Carote viola, patate turchesa e mais corvino: i superfood italiani che fanno bene alla salute

Carote viola, patate turchesa e mais corvino: i superfood italiani che fanno bene alla salute 20 Giugno 2017

I superfood sono alimenti particolarmente ricchi di nutrienti e sostanze benefiche per la salute umana. Secondo un’indagine di Coldiretti, nel corso dell’ultimo anno un italiano su quattro ha acquistato più di una volta cibi considerati superfood per le loro proprietà salutistiche.

In Italia esistono diverse varietà di ortaggi, frutta e verdura a rischio estinzione che grazie alla Fondazione Campagna Amica sono tornate sulle nostre tavole: prodotti locali che si possono considerare dei “superfood della nonna”, come le carote viola di Polignano, la patata turchesa proveniente dal Gran Sasso e la Roveja di Civita di Cascia.

Le carote viola di Polignano sono note per le proprietà antiossidanti, poiché contengono una quantità di antociani quattro volte superiore a quella delle carote arancioni. Questo ortaggio ha doti anti-invecchiamento e antinfiammatorie, aiuta a controllare i livelli di colesterolo, combatte i radicali liberi e protegge la circolazione capillare.

La patata turchesa, coltivata in Abruzzo, ha ottime proprietà antitumorali e contribuisce a prevenire l’invecchiamento cellulare.

Per i celiaci, in Lombardia si produce il mais corvino, che deve il suo nome al colore nero-violaceo ed è privo di glutine e ricco di antociani antiossidanti. In Sardegna è stata invece recuperata la coltivazione della pompia, un’antica varietà di limone dalla quale si ottengono oli essenziali dalle doti curative utili per la tosse e il raffreddore e per migliorare le funzioni intestinali.

Fra i superfood della nonna, infine, si può annoverare anche il carciofo moretto di Brisighella, ricco di ferro e povero di zuccheri, dalle valide proprietà lassative.

Ultime news
  • La paura dell´acqua si può superare?

    26 Giugno 2017

    Il primo riferimento che si ha quando si pensa all'estate sono riferiti al mare e a tutte le attività ad esso connesse. Capita, però, che in alcune persone si insinui un meccanismo di difesa e che diventino restii ad avvicinarsi all’acqua e, quindi, a fare il bagno il mare o in piscina. Spesso riescono ad arrivare soltanto fino a dove toccano il fondo con i piedi.

    La soluzione è banale quanto illogica per chi soffre di idrofobia.

    A volte provare ad imparare a nuotare, in modo graduale, può aiutare a superare la paura dell'acqua per un semplice motivo: saper nuotare riduce il timore dell’annegamento. Il passo precedente a questo sta però nel capire da dove proviene questa vostra paura.

    Riuscire a nuotare è importante sia per la propria sicurezza, sia perchè potrà essere utile agli altri in caso di necessità. Può salvare una vita, non solo la vostra.
    Questo punto di vista è un buon punto di partenza per riuscire a superare la paura dell’acqua e scoprire nel profondo cosa ha scatenato questo timone nella vostra situazione. Fatto questo passo vi sentirete non solo più sereni ma persone più libere e coraggiose.

  • Bisogna aspettare 3 ore per fare il bagno dopo mangiato?

    25 Giugno 2017

    La saggezza popolare di casa nostra suggerisce di aspettare tre ore dopo l’ultimo pasto. Il rischio paventato da sempre è la congestione, ossia il blocco della digestione dovuto allo sbalzo termico tra la temperatura corporea e quella dell’acqua di mare. Congestione che, va sottolineato, non è un'esclusiva del tuffo in mare: analoghi rischi ci sono anche per avere consumato una bibita molto fredda o nel passaggio da un ambiente caldo a uno con aria condizionata alta.

    Curiosamente, la regola delle tre ore è più una preoccupazione nostrana che di altri Paesi, dove magari si suggerisce di aspettare un’ora.

    Di fatto, i dati scientifici sulla connessione tra i pasti prima del bagno e il rischio annegamento sono pochi, tanto che la International Life Saving Federation definisce infondata la raccomandazione di evitare il bagno dopo i pasti.

    Buon senso. Anche se i rischi di annegamento vero e proprio vengono da ben altri motivi, e il buon senso (quanto si è mangiato, quanto è fredda l’acqua) è il più utile metro per regolarsi, c’è però da dire che le canoniche tre ore di attesa tra il pasto e il bagno non sono una regola di prudenza campata in aria.

    Tempi di digestione. Consideriamo i tempi medi di permanenza dei cibi nello stomaco: un succo di frutta ci mette al massimo venti minuti per passare all’intestino, la frutta impiega circa mezz’ora (20 minuti l’anguria, 40 le mele), la verdura cruda 30-40 minuti, quella cotta 45-50, le patate 60.

    I carboidrati vengono generalmente digeriti nel giro di un’ora. Anche al latte scremato e ai formaggi freschi basta un’ora circa, mentre per i formaggi stagionati ce ne possono volere anche 4 o 5.

    Se il pasto consumato è a base di pesce, un’ora è più che sufficiente per la digestione, mentre per una bistecca di manzo ne servono 3 o 4, e fino a 5 per il maiale.

    Fonte: focus.it

  • Attenti al tatuaggio all’henné, rischio bruciore e allergia: ecco come riconoscere quello innocuo

    24 Giugno 2017

    Il tattoo all’henné è un tipo di tatuaggio non permanente che si ottiene applicando sulla pelle un composto ottenuto dalla polvere di foglie e rami di una pianta chiamata Henna.

    Praticati per secoli a fini estetici ma anche religiosi, il tatuaggio all’henné, anche noto come mehndi, è oggi molto di moda, soprattutto d’estate, quando è facile incontrare tatuatori indiani o pakistani che si propongono per applicare le delicate decorazioni da sfoggiare in spiaggia.

    Finora l’henné è sempre stato considerato un prodotto innocuo, ma ultimamente al composto naturale si sono aggiunte delle sostanze chimiche che potrebbero procurare allergie, prurito o bruciore.

    Sulla rivista Bmj Case Reports è stato riportato il caso di un ragazzino di 10 anni colpito da uno sfogo cutaneo intorno al tatuaggio all’henné che aveva fatto durante un viaggio in Spagna. L’infezione, riconosciuta come cellulite infettiva, si manifestava con prurito e formazione di bolle sulla pelle, guarita poi dopo una settimana grazie alla terapia a base di antibiotici e cortisone.

    "L'henné che si usa per i tatuaggi”, hanno spiegato i medici dell’Università di Sheffield, “è una combinazione di un pigmento naturale e di una sostanza chimica chiamata parafenilendiammina, ed è quest'ultima, usata per rendere l'inchiostro più scuro e per farlo asciugare prima, che causa reazioni allergiche. Questa sostanza è proibita nei prodotti per la pelle, ed è ammessa solo nelle tinture per capelli fino a un massimo del 6%, mentre negli inchiostri è presente anche in proporzione del 30%".

    Per riconoscere l’henné innocuo da quello contenente sostanze potenzialmente nocive, basta osservarne il colore e fare attenzione all’odore: il composto naturale è verdastro, lascia un segno color marrone scuro e ha un odore naturale, mentre quello trattato è nero e ha un odore chimico facilmente riconoscibile.

Ultimi prodotti
  • XLS Medical max strength

    16% SCONTO
    € 82,90 € 69,00
  • Dicloreum schiuma 3%

    23% SCONTO
    € 12,90 € 9,90
  • Moment act

    12% SCONTO
    € 9,40 € 8,20
I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
I cookie sono piccoli file di testo che possono essere utilizzati dai siti web per rendere più efficiente l'esperienza per l'utente.

La legge afferma che possiamo memorizzare i cookie sul tuo dispositivo se sono strettamente necessari per il funzionamento di questo sito. Per tutti gli altri tipi di cookie ci serve il tuo permesso.

Questo sito utilizza diversi tipi di cookie. Alcuni cookie sono posti da servizi di terzi che compaiono sulle nostre pagine.

I cookie necessari aiutano a contribuire a rendere fruibile un sito web abilitando le funzioni di base come la navigazione della pagina e l'accesso alle aree protette del sito. Il sito web non può funzionare correttamente senza questi cookie.
I cookie per le preferenze consentono a un sito web di ricordare le informazioni che influenzano il modo in cui il sito si comporta o si presenta, come la lingua preferita o la regione che ti trovi
I cookie statistici aiutano i proprietari del sito web a capire come i visitatori interagiscono con i siti raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima.
I cookie per il marketing vengono utilizzati per monitorare i visitatori nei siti web. L'intento è quello di visualizzare annunci pertinenti e coinvolgenti per il singolo utente e quindi quelli di maggior valore per gli editori e gli inserzionisti terzi.
I cookie non classificati sono i cookie che sono in fase di classificazione, insieme ai fornitori di cookie individuali.