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  • La paura dell´acqua si può superare?

    26 Giugno 2017

    Il primo riferimento che si ha quando si pensa all'estate sono riferiti al mare e a tutte le attività ad esso connesse. Capita, però, che in alcune persone si insinui un meccanismo di difesa e che diventino restii ad avvicinarsi all’acqua e, quindi, a fare il bagno il mare o in piscina. Spesso riescono ad arrivare soltanto fino a dove toccano il fondo con i piedi.

    La soluzione è banale quanto illogica per chi soffre di idrofobia.

    A volte provare ad imparare a nuotare, in modo graduale, può aiutare a superare la paura dell'acqua per un semplice motivo: saper nuotare riduce il timore dell’annegamento. Il passo precedente a questo sta però nel capire da dove proviene questa vostra paura.

    Riuscire a nuotare è importante sia per la propria sicurezza, sia perchè potrà essere utile agli altri in caso di necessità. Può salvare una vita, non solo la vostra.
    Questo punto di vista è un buon punto di partenza per riuscire a superare la paura dell’acqua e scoprire nel profondo cosa ha scatenato questo timone nella vostra situazione. Fatto questo passo vi sentirete non solo più sereni ma persone più libere e coraggiose.

  • Bisogna aspettare 3 ore per fare il bagno dopo mangiato?

    25 Giugno 2017

    La saggezza popolare di casa nostra suggerisce di aspettare tre ore dopo l’ultimo pasto. Il rischio paventato da sempre è la congestione, ossia il blocco della digestione dovuto allo sbalzo termico tra la temperatura corporea e quella dell’acqua di mare. Congestione che, va sottolineato, non è un'esclusiva del tuffo in mare: analoghi rischi ci sono anche per avere consumato una bibita molto fredda o nel passaggio da un ambiente caldo a uno con aria condizionata alta.

    Curiosamente, la regola delle tre ore è più una preoccupazione nostrana che di altri Paesi, dove magari si suggerisce di aspettare un’ora.

    Di fatto, i dati scientifici sulla connessione tra i pasti prima del bagno e il rischio annegamento sono pochi, tanto che la International Life Saving Federation definisce infondata la raccomandazione di evitare il bagno dopo i pasti.

    Buon senso. Anche se i rischi di annegamento vero e proprio vengono da ben altri motivi, e il buon senso (quanto si è mangiato, quanto è fredda l’acqua) è il più utile metro per regolarsi, c’è però da dire che le canoniche tre ore di attesa tra il pasto e il bagno non sono una regola di prudenza campata in aria.

    Tempi di digestione. Consideriamo i tempi medi di permanenza dei cibi nello stomaco: un succo di frutta ci mette al massimo venti minuti per passare all’intestino, la frutta impiega circa mezz’ora (20 minuti l’anguria, 40 le mele), la verdura cruda 30-40 minuti, quella cotta 45-50, le patate 60.

    I carboidrati vengono generalmente digeriti nel giro di un’ora. Anche al latte scremato e ai formaggi freschi basta un’ora circa, mentre per i formaggi stagionati ce ne possono volere anche 4 o 5.

    Se il pasto consumato è a base di pesce, un’ora è più che sufficiente per la digestione, mentre per una bistecca di manzo ne servono 3 o 4, e fino a 5 per il maiale.

    Fonte: focus.it

  • Attenti al tatuaggio all’henné, rischio bruciore e allergia: ecco come riconoscere quello innocuo

    24 Giugno 2017

    Il tattoo all’henné è un tipo di tatuaggio non permanente che si ottiene applicando sulla pelle un composto ottenuto dalla polvere di foglie e rami di una pianta chiamata Henna.

    Praticati per secoli a fini estetici ma anche religiosi, il tatuaggio all’henné, anche noto come mehndi, è oggi molto di moda, soprattutto d’estate, quando è facile incontrare tatuatori indiani o pakistani che si propongono per applicare le delicate decorazioni da sfoggiare in spiaggia.

    Finora l’henné è sempre stato considerato un prodotto innocuo, ma ultimamente al composto naturale si sono aggiunte delle sostanze chimiche che potrebbero procurare allergie, prurito o bruciore.

    Sulla rivista Bmj Case Reports è stato riportato il caso di un ragazzino di 10 anni colpito da uno sfogo cutaneo intorno al tatuaggio all’henné che aveva fatto durante un viaggio in Spagna. L’infezione, riconosciuta come cellulite infettiva, si manifestava con prurito e formazione di bolle sulla pelle, guarita poi dopo una settimana grazie alla terapia a base di antibiotici e cortisone.

    "L'henné che si usa per i tatuaggi”, hanno spiegato i medici dell’Università di Sheffield, “è una combinazione di un pigmento naturale e di una sostanza chimica chiamata parafenilendiammina, ed è quest'ultima, usata per rendere l'inchiostro più scuro e per farlo asciugare prima, che causa reazioni allergiche. Questa sostanza è proibita nei prodotti per la pelle, ed è ammessa solo nelle tinture per capelli fino a un massimo del 6%, mentre negli inchiostri è presente anche in proporzione del 30%".

    Per riconoscere l’henné innocuo da quello contenente sostanze potenzialmente nocive, basta osservarne il colore e fare attenzione all’odore: il composto naturale è verdastro, lascia un segno color marrone scuro e ha un odore naturale, mentre quello trattato è nero e ha un odore chimico facilmente riconoscibile.

Giornate promozionali
27 Giugno 2017

Omeopatia e Sport

Giornata informativa riguarda l'approccio omeopatia e fitoterapialla pratica dello sport

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